mercoledì 15 ottobre 2014

Graziano Pellè - un caso italiano




di Fabrizio Ulivieri

Intervista a Graziano Pellè sulla Gazzetta dello Sport del 15 ottobre 2014.



D: Sì, ma perché lì [Olanda] segna e da noi no?

R: Semplice: continuità. Qui per togliermi dal campo devono spararmi

D: E in A cosa non va?

R: Si cerca sempre gente matura ed il giovane va in prestito. Se Giovinco fosse cresciuto all’Ajax, magari a 15 anni era in prima squadra e poi a 19 lo vendevano al Barça


In queste risposte è riassunto il sistema Italia. Vecchio ai vertici (anche se ci stanno presunti giovani) vecchio nel lavoro vecchio nella mentalità. Vecchio nell’innovazione. Vecchio. E’ un sistema vecchio.

Ma perché?

Irresponsabilità politica? Può darsi.

Politici incapaci? Probabilmente.

Industria incapace di rinnovarsi? Sì, sicuramente la maggior parte del mondo della piccola e media industria preferisce il vecchio al nuovo e non ama rischiare ed innovare.

Fondamentalmente sono un hegeliano e credo nella personificazione della storia, dello Spirito della storia, da parte di un popolo e gli Italiani per storicità sono sempre stati mediocri, voltagabbana, inaffidabili ed amanti dell'immobilismo, ben sintetizzato da Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel suo Gattopardo "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi".

Cambiamenti politici di superficie, tramite annunci via mass media, ma senza reale cambiamento questo è il metodo italiano.

Lo Spirito italiano da una parte è per natura incapace di volere i cambiamenti dall'altro è sottoposto via politica (Bruxelles) alle pressioni dei gruppi finanziari internazionali che preferiscono un' economia europea debole e non forte. Per cui alla fine questo paese rimane bloccato su se stesso e non si evolve. Per cui un Graziano Pellè deve andare all'estero per vedersi valutato e considerato e per finalmente avere quel successo professionale che in Italia gli viene negato da un sistema bloccato.

La classe politica italiana è fortemente asservita, consapevolmente (e forse in minima parte anche inconsapevolmente) ai gruppi finanziari globali che operano perché in Europa l'economia non cresca e stalli se non addirittura tracolli e fa perdurare la guerra infinita (per questo è meglio che l'economia stalli invece di tracollare) mossa da gruppi finanziari che controllano il mondo e promuovono ogni tipo di guerra per sfruttare, depredare e fare business a proprio vantaggio, impoverendo gli stati (fino a portarli sull'orlo del fallimento e consegnandoli direttamente a gruppi malavitosi) e aumentando il proprio potere economico e di conseguenza politico.

L'Italia non ha in nessun modo una classe politica capace/volente rispondere in modo diretto a questo attacco globale a livello finanziario. Ma la gente, singolarmente può contrapporsi già nel proprio piccolo combattendo una guerra asimmetrica, ovvero rispondere non con la medesima arma, perché non può, ma con armi assai meno convenzionali promuovendo il valore dell'impegno e della serietà personali, i valori etici e morali, estetici (ritornando tutti in prima persona a produrre Bellezza, che è nella tradizione dello Spirito italiano), recuperando le basi della vera cultura europea moderna (l'esistenzialismo) da opporre alla cultura dell'invasione (mainstream).

Quante volte si è sentito dire, se ci fosse un minimo di serietà in più nella gente questo paese andrebbe meglio?

E' una verità di per sé evidente ed è la forza di una risposta che dovremmo coscientemente dare a chi ci attacca globalmente.

Si vince in primo luogo non perdendo. Gli USA dal Vietnam in poi hanno subito sconfitte militari notevoli perché hanno appunto sempre vinto perdendo.




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