Wednesday, April 30, 2014

A trip to Rome by Gayane Simonyan (third part): My visit to Roman Forum


Author: Gayane Simonyan

Roman Forum (Italian: Foro Romano) lies in the small valley between Capitoline, Palatine and Esquiline hills. Today it’s an expansive ruin of architectural fragments and remittent archaeological excavations attracting around 4.5 million tourists a year.

The Roman Forum is a rectangular forum/ plaza/ square surrounded by the ruins of several important ancient government buildings at the center of the city of Rome.

It was for centuries the center of Roman public life: the venue for public speeches, criminal trials, and gladiatorial matches; the nucleus of commercial affairs and the site of triumphal processions and elections.

The statues and monuments on the Forum commemorated the great men of the city. It has been called to be the swarming heart of ancient Rome - the most celebrated meeting place in the world, and in all history.

Using the same card for Colosseum, you can enter Roman Forum as well. There you can find Roman kingdom’s earliest shrines and temples located on the southeastern edge. These included the ancient former royal residence, the Temple of Vesta (7th century BC), as well as the surrounding complex of the Vestal Virgins, all of which were rebuilt after the rise of imperial Rome.

The most attractive and interesting story was about the house of Vestal Virgins. The structure that can be seen today was built in brick-faced concrete after Nero’s fire in AD 64. It was then reconstructed by Trajan and restored by Septimius Severus. In AD 394 Theodosius I, a Christian emperor, ordered it to be abandoned. Bedrooms, reception rooms with heating systems and marble paving, and service areas such as kitchen and a mill were arranged on several levels around an arcaded courtyard, decorated with statues and fountains of the most famous Vestals of the past.
 
The priestly order of Vestals dates back to Romulus or Numa (8th- 7th centuries BC). Priestesses had to be aristocratic virgins, and were chosen by the Pontifex Maximus when they were between the ages of 6 and 10. Their service as priestess lasted for 30 years and brought them wealth and privilege, but also required chastity and observation of rituals. The Vestals kept alight the public fire that burned in the temple of Vesta, looked after sacred objects and celebrated annual festivals. On these occasions the Vestals prepared the mola salsa, a mixture of flour and salt, which was sprinkled on sacrificial victims.

Eventi a Firenze: la Notte Bianca 2014



di Ilaria Gelichi


Anche quest’anno torna la Notte Bianca a Firenze, giunta alla quinta edizione: l’evento prenderà il via ufficialmente questo pomeriggio alle 18 nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, con il benvenuto del vicesindaco Dario Nardella.

Per dodici ore (fino alle 6 del mattino del 1° maggio) Firenze sarà animata da concerti, spettacoli, eventi culturali e tanto altro, tra cui molte novità: i riflettori verranno puntati per la prima volta anche sulla periferia della città. Ad esempio, all’Ospedale Pediatrico Meyer sarà allestito il concerto del robot musicista Teotronico (a partire dalle ore 15), che alle 21:30 si esibirà alla Loggia del Porcellino; nell’aula magna di Careggi invece, suonerà il pianista Sandro Ivo Bartoli (alle ore 16:30). L’elenco completo degli eventi si trova sul sito ufficiale della Notte Bianca, www.nottebiancafirenze.it

Anche i musei civici fiorentini effettueranno aperture straordinarie, con ingresso gratuito. Ecco qui qualche orario:

- Museo di Palazzo Vecchio, ingresso gratuito dalle ore 18 del 30 aprile alle ore 6 del 1° maggio (chiusura biglietteria 1 ora prima);
- Museo Stefano Bardini, ingresso gratuito dalle ore 19 alle ore 24 del 30 aprile (chiusura biglietteria 30 minuti prima);
- Santa Maria Novella, ingresso gratuito dalle ore 19 alle ore 24 del 30 aprile (chiusura biglietteria 45 minuti prima);
- Fondazione Salvatore Romano, ingresso gratuito dalle ore 19 del 30 aprile alle ore 3 del 1° maggio (chiusura biglietteria 30 minuti prima).

Consigliamo di lasciare l’auto a casa, visto che la ztl estesa sarà attiva dalle 19:30 di mercoledì 30 aprile alle 7:30 di giovedì 1° maggio: per tutta la notte sarà intensificato il servizio sulle linee ATAF 6-14-17-22-23-37 (seppure con qualche modifica di percorso) e sulla Tramvia. Per ulteriori informazioni consultate www.ataf.net e www.gestramvia.com

Non dimenticate di twittare in tempo reale la vostra esperienza con l’hashtag ufficiale della manifestazione: #nottebiancafirenze !



 

A trip to Rome by Gayane Simonyan (second part): My visit to Coliseum


Author: Gayane Simonyan

The largest amphitheatre of the Roman Empire and one of the greatest works of Roman architecture and engineering is the Colosseum or Coliseum, also known as the Flavian Amphitheatre. It is the largest amphitheatre in the world built of concrete (a deposit of cement) and stone.

The Colosseum - used for gladiatorial contests and public spectacles such as mock sea battles, animal hunts, reenactments of famous battles, executions, and dramas based on Classical mythology - could hold between 50 - 80,000 spectators. The building ceased to be used for entertainment in the early medieval era.

Getting off the metro station called “Colosseo” in Rome, Italy you will see a huge antique building standing boldly in ruins that will definitely attract your attention. This is called Colosseo in Italian. Seeing a long- long queue in front of the two ticket spots and the entrance during tourist season, makes you more and more willing to enter it.

If you want to get familiar with the history of Colosseum, the guides are always there for you. Getting inside you will find yourself as a participant of the famous movie called “Gladiator” where Roman general Maximus Decimus Meridius rises through the ranks of the gladiatorial arena to avenge the murder of his family and his emperor.

Walking around you can find patterns of ruins with specific description that will help you have a general idea about the building and the stages it has gone through.

Enjoying the panorama, taking as many photos as possible you will spend around an hour and a half to explore it and then you will go out impressed and encouraged to share your impression and rapture with the others who didn’t have a chance to see it yet.

Getting out you will see a beautiful place with different columns, old structures and a bunch of tourists waiting for their turn to enter: this is a plaza, a square called Foro Romano or Roman Forum.



Tuesday, April 29, 2014

Intervista alla Professoressa Camilla Perrone, una brillante urban planner all’Università di Firenze


Prof.ssa Camilla Perrone
intervista di Fabrizio Ulivieri


Lei professoressa, rispetto al modo di vedere di tanti colleghi italiani, denuncia una visione internazionale nel modo di approcciare le tematiche dell'architettura. Come nasce questa sua disposizione internazionale? 

Il confronto e lo scambio di conoscenze sono da sempre una delle mie priorità.

Credo che il tema della diffusione della conoscenza debba tornare ad essere centrale nella formazione accademica del secondo e del terzo ciclo, nel campo dell’architettura e più in generale degli studi urbani.

L’internazionalizzazione è un tema spesso sottovalutato oppure interpretato in termini di mobilità di docenti e studenti. Credo naturalmente che garantire questo tipo di scambi sia prioritario per qualunque università. Accordi internazionali, programmi Erasmus, di Teaching mobility ecc… sono un obiettivo da perseguire e un settore della governance accademica da sostenere e implementare. Ritengo tuttavia che l’internazionalizzazione debba esprimersi ed essere perseguita attraverso scambi effettivi di conoscenze, attraverso la condivisione e la diffusione delle culture e delle tradizioni disciplinari in un equilibrio che non schiacci l’intera formazione su modelli culturali main stream.

Da alcuni anni cerco di contribuire al raggiungimento di questo obiettivo in molti modi, costruendo in prima persona occasioni di confronto interdisciplinare, interculturale, dinamico e aperto, offrendo concrete opportunità di apprendimento dottorale a studenti di altri paesi del mondo che arricchiscono la nostra offerta formativa e la ricerca.

Seguendo questa Sua visione internazionale come sta organizzando la sezione di Urbanistica e pianificazione del territorio del Dipartimento di Architettura?

Sul piano tecnico/organizzativo, ho accettato di svolgere per la Scuola di Architettura, il compito di delegato LLP Erasmus lavorando alla costruzione di accordi con Atenei e Università Europee, favorendo la mobilità degli studenti, e rintracciando fondi per l’integrazione delle borse, spesso purtroppo troppo esigue.

Sul piano scientifico ho strutturato una solida collaborazione con l’Aesop (Association of European Schools of Planning) che consente ai nostri studenti (di secondo e terzo ciclo, studenti di master e di dottorato) di confrontarsi in un contesto internazionale sia sul piano dei temi che delle modalità di comunicazione e scambio di conoscenze.

Sono rappresentante Nazionale per l’associazione e lo scorso luglio ho vinto un premio internazionale proprio da parte di questa associazione, Aesop Excellence in Teaching Award, per un corso di dottorato organizzato a scala nazionale, con modalità e su temi ritenuti di interesse internazionale.

Ho svolto inoltre periodi di formazione e di insegnamento presso università straniere, tra cui la York University di Toronto e la Eberhard Karls Universität di Tübingen, dove ho sempre costruito rapporti internazionali per la ricerca e la formazione.

Il mio impegno futuro sarà orientato verso la costruzione di programmi di studio in collaborazione con altre università, anche emergenti, nel mondo in una prospettiva worldly.

Quanto l'università italiana avrebbe bisogno di più respiro internazionale?

Ritengo che questo momento di crisi mondiale abbia esasperato molto alcune situazioni difficili della macchina accademica italiana.

Come ogni attività importante, anche l’internazionalizzazione ha sempre avuto bisogno e nello steso tempo ha sempre sentito la mancanza di un investimento ministeriale importante.

Sono molti i programmi che possono essere intrapresi, soprattutto a livello europeo, ma da sempre questi da soli, non sono sufficienti alla costruzione di un programma strutturato di internazionalizzazione capace di offrire opportunità e contesti di ricerca e di studio competitivi. Almeno nel settore degli studi urbani, sono davvero poche le eccellenze che possono annoverarsi in questo ambito.

Alcuni centri di ricerca e i politecnici italiani hanno sicuramente fatto passi avanti.

Direi che nel tempo, nonostante le correnti mondiali spingano verso flussi e scambi di ogni tipo, il mondo accademico è paradossalmente meno internazionalizzato di 40 anni fa.

Gli studenti hanno poche opportunità, conoscono poche lingue. Oggi è possibile trovare anche dei docenti che hanno a stento preso parte a qualche conferenza internazionale e che difficilmente si confrontano con contesti scientifici ampi a diversificati. I localismi disciplinari, scientifici e didattici emergono paradossalmente con più vigore in questa stagione accademica che nelle precedenti.

Non credo sia possibile uscire dalla crisi, anche epistemologica, che stiamo attraversando adesso, senza immaginare una diversa organizzazione della formazione e una selezione dei docenti basata anche sulla loro capacità di intercettare domini culturali esogeni al proprio contesto.

Firenze e la globalizzazione. Firenze rappresenta l'idea globale del Rinascimento e probabilmente è rimasta legata nel tempo a quell'idea, senza evolversi. Come si potrebbe rilanciare una Firenze globale, internazionale e competitiva almeno da un punto di vista urbanistico, in tempi moderni?

Firenze è una città ricca di contraddizioni. La sua storia lo dimostra: aperta e vibrante a momenti alterni della storia del mondo.

Chiusa e reazionaria, incapace di cogliere il valore di personalità scientifiche e accademiche di rilievo, fino a mandarle via (penso ad alcuni docenti della nostra Facoltà ad esempio come Benevolo).

Straordinaria nell’insegnare al mondo nuove sensibilità culturali e artistiche. Necessaria alla cultura italiana in sé.

Oggi il suo patrimonio artistico, urbano e territoriale rappresenta una sfida per ogni architetto e studioso di urbanistica del mondo. Come fare a conservarla e cosa fare per rinnovarla?

Difficile rispondere. Possiamo forse dire che Firenze rappresenti sicuramente una sfida come bene da tutelare e da conservare; una sfida come bene comune da rinnovare e rigenerare perché possa essere consegnato alle generazioni future.

Firenze è una città del passato, forse una capitale di senso civico e urbanità riconosciuta in tutto il mondo. Niente di tutto questo avrebbe però molto senso, se non la si immaginasse anche come città del futuro per i suoi abitanti di oggi e di domani. E quindi una città viva, aperta al mondo e alle sue domande.

È una città internazionale per eccellenza dal punto di vista dell’attrattività come museo del mondo. È la città italiana più chiusa che abbia mai conosciuto o in cui abbia mai vissuto dal punto di vista della disponibilità al confronto e a mettersi in discussione, nelle aule accademiche e nei tavoli dell’amicizia.

Introdurre un approccio comparativo sostenuto dalla costruzione di programmi di studi, di formazione e ricerca, sarebbe a mio avviso una strada percorribile e necessaria (quanto urgente).

Lo skyline della Firenze che tutti conosciamo è fonte ispirativa di bellezza. Chi viene a Firenze respira bellezza, viene ispirato alla bellezza. Come si potrebbero riassumere tematicamente i volumi e le forme di questa bellezza? I principi architettonici che hanno ispirato i palazzi della Firenze che tutti conosciamo?

Potremmo forse definire Firenze come un’opera d’arte costruita con l’impegno, talvolta l’audacia di committenti e artisti coraggiosi, e soprattutto con l’intelligenza collettiva che è capace di trasformare lo spazio in luoghi destinati a durare e a costituite il patrimonio culturale e urbano di cui tutti noi oggi godiamo.

Si intrecciano in un crogiolo di sorprese incastonate l’una nell’altra secondo regole alternativamente progettate o auto-determinate, esempi di rappresentanza sociale, civile, religiosa, privata; espressioni delle gerarchie del potere civile e del potere religioso. Firenze è però stata anche una città dell’accoglienza che nella rete dei suoi conventi (si pensi alla disseminazione di chiese e conventi nell’Oltrarno che hanno storicamente ospitato giovani donne rifiutate dalla società, poveri, senza tetto, viandanti e recentemente anche molti immigrati e rifugiati), e delle strutture di assistenza (si pensi in questo caso all’Ospedale degli Innocenti). E ancora è stata specchio dell’avvicendarsi di culture e codici artistici.

I principi architettonici che tutti noi siamo ormai in grado di riconoscere nella grande lezione del rinascimento non basterebbero da soli a spiegare la “bellezza” di Firenze. Grandi mobilitazioni sociali e civili l’hanno resa tale, basi ricordare fra tutti, il grande impegno collettivo nella ricostruzione di Firenze e nella rinascita dopo l’alluvione del 1966.

Firenze manca di aree verdi, come si può ovviare?

In realtà a Firenze le aree verdi non mancano. Ce ne sono molte, anche in centro. Sono davvero belle, interessanti, e spesso sono il completamento dei palazzi che compongono il tessuto del centro storico. Sono però rinchiuse nelle corti dei palazzi dei conventi. Sono patrimonio privato contenuto e nascosto, godibile solo dall’alto.

A mio avviso Firenze è una città che dovrebbe imparare ad aprirsi, a regalarsi, ad essere attraversata in tutto il suo spessore.

Anche solo immaginare una sistema di connessione e attraversamento di tutti i giardini privati dei grandi palazzi del centro, regalerebbe alla città una dimensione molto vivibile, urbana, quotidiana e al contempo internazionale. Firenze tornerebbe a essere una città per i suoi abitanti e non solo per i turisti. Firenze, almeno la Firenze riconosciuta come patrimonio culturale, ha rinunciato a riconoscere il diritto alla città dei suoi abitanti per regalarsi sempre più spesso al mercato del turismo globale.

Firenze è una città assediata dal turismo. Quanto l'urbanista deve tenere in considerazione questo fatto per progettare qualsiasi intervento urbanistico all'interno di questa città?

Sicuramente una gestione diversa dello spazio pubblico, un disegno diverso delle sue piazze e la costruzione di nuove reti della tranvia, libererebbe il centro dalla schiavitù dei mezzi degli autobus e delle macchine per regalare spazi verdi e nuovo spazio pubblico rigenerato ai suoi abitanti.

Che significa innovare e creare oggi in architettura?

Non parlerei solo di architettura. La città è un sistema complesso in cui si intrecciano dinamiche ed esigenze diverse. Direi che una risposta dell’architettura dovrebbe forse essere oggi quella di mettersi in gioco con riferimento all’organismo che la contiene ponendosi come obiettivo quello di realizzare spazi in grado di intercettare i bisogni e le esigenze della pluralità degli stili di vita e delle culture che oggi si intrecciano nelle città. potenzialmente utilizzabili da più destinatari. DiverCity è il gioco di parole che amo utilizzare per definire un orizzonte immaginifico verso cui orientare tutti gli sforzi, in modo congiunto, dell’architettura, dell’urban design e del regional design.

Ripensare le scale dell’architettura è una priorità di questo momento storico: “abbiamo bisogno oggi di una “architecture enabling”, di un’architettura che sia capace di offrire opportunità, il maggior numero possibile di opportunità, per i suoi fruitori.

Non sarà forse il segno creativo di un maestro, la risposta innovativa che dovremmo aspettarci, sarà piuttosto l’intuizione produttiva di una collettività, che indica la via per un’architettura diversa. La creatività e l’innovazione in architettura oggi forse non sono soltanto, o non sono più solo da ricercarsi nel genio artistico di uno solo, ma nella capacità generatrice di chi costruisce e produce il proprio spazio di vita.

La sezione di Urbanistica e pianificazione del territorio del Dipartimento di Architettura di Firenze ha in progetto eventi nazionali ed internazionali? Quali?

Sono in realtà molte le attività internazionali intraprese dal dipartimento di architettura e coinvolgono molti paesi del mondo. Esse includono accordi culturali, programmi di students mobility, conferenze e seminari, co-tutoring di tesi di dottorato ecc…

Segnalo in particolare un’iniziativa organizzata nell’ambito di un progetto ministeriale Prin, che co-coordino con altri colleghi, e che si occupa delle nuove sfide delle città contemporanee (definite territori post-metropolitani). Si tratta di una conferenza internazionale (si terrà il 14 marzo in via Micheli 2) nella quale ci confronteremo con esperti delle dinamiche di urbanizzazione di suburbanizzazione in tutto il mondo e delle possibile strategie che è possibile intraprendere per rendere le nostre città sostenibili, vivibili (e forse anche belle).

Un consiglio per un giovane che si accinge a diventare architetto.

Immaginare l’architettura come l’esito di un processo interattivo che include molti interlocutori, valori, culture, storie diverse.
Ancora, immaginarsi come professionisti riflessivi in grado di cogliere stimoli e creatività nelle dinamiche di co-produzione dello spazio dell’abitare agite dalla pluralità degli abitanti contemporanei.

A trip to Rome by Gayane Simonyan (first part): Italy paid a tribute to Armenian Genocide in 1915


Author: Gayane Simonyan

A Holy Mass was held in Armenian Catholic Church of St. Nicholas of Tolentino in Rome, Italy in memory of the innocent victims of Armenian Genocide in 1915: the total number of people killed as a result has been estimated at 1.5 million. The starting date of the genocide or the systematic extermination of Armenians, is conventionally held to be in 1915.

The representatives of the Catholic Church, the Coptic Orthodox, Greek Orthodox and Maronite Catholic, as well as diplomats, representatives of the Italian legislative body and Italian society attended the ceremony.

After the Holy Mass, the Cardinal Leonardo Sandri, Prefect of the Congregation for the Eastern Churches of the Holy See, and the rector of the Pontifical Armenian College in Rome, Archbishop Kevork Noradounguian, near the “khachqar” (Armenian memorial stone) placed in the courtyard of the church, have officiated at the requiem for the victims of the Armenian Genocide.

Armenian Ambassador to Italy, Sargis Ghazaryan, who attended the ceremony stressed the importance of historical memory and the fight against Holocaust denial.

The message from the mayor of Rome, Ignatius Marino was also read during the ceremony...
The ceremony ended with the laying of wreaths.

On the same day, during the plenary session of the Italian Senate, the President of the Parliamentary Group of the Italian-Armenian friendship, Sen. Emilia Grace De Biasi, in his speech said about his respect the innocent victims of the Armenian Genocide, stating in particular the importance of fighting against the denial of genocide.

The President of the Foreign Affairs Committee of the Senate, Pier Ferdinando Casini, has sent a message regarding the 99th year of the Armenian Genocide in which he said:

"There are many ways to honor our history, the first of which is to keep the memory. Nowadays we feel very close to Armenian people to remember their Genocide, one of the most gray pages of the modern history.

All Italians, regardless of their religious, political and cultural views, are on the side of the Armenians who have an important role in human history."

The next day on April 25 Armenian Church organized an event during which the Italian version of the poetry “Barev” (Salve) written by one of the greatest Armenian poets of the 20th century- Paruyr Sevak- was heard.



Archbishop Kevork Noradounguian who is also the Archimandrite of the Pontifical Armenian College in Rome told about the college right next to the church.

“This is a center for young people from all around the world who want to be a Archimandrite and serve the church and their nation. There are two Armenian churches in Rome and the Churches are organizing different events for Armenians to keep them together, to communicate, share their problems, hopes, and we encourage them to be together,” he said.

We have 6 inheritors/godsons in our college: one from Armenia, two from Lebanon and 3 from Syria.

According to Archbishop Kevork Noradounguian, the exact number of people living in Italy is not verified. There are Armenian Communities in Rome, Milan, Venice, Bari, and in some other small cities and villages spread. Even though they are not so many Armenians living in Italy, this way they all are trying to keep all the traditions and celebrate them in Italy.

To be continued...

Wednesday, April 23, 2014

A wonderful place to see: Giardino Delle Rose, Florence

Giardino Delle Rose, Forence

Author: Gayane Simonyan


A wonderful place that one should definitely see in Florence is Giardino delle rose or The Rose Garden - an amazing park in Florence in the area of Oltrarno, Tuscany, below Piazzale Michelangelo to the west, in Viale Giuseppe Poggi. It was created by architect Giuseppe Poggi in 1865, commissioned by the municipality of Florence as the city was going to be the new capital of Italy.

The Garden opens its doors from 9 am in the morning to sunset. It welcomes lovers of nature and roses, visitors, tourists to admire the beautiful panorama, have picnic, take a good rest, have wonderful photos and of course enjoy the sweet smell of the roses throughout the whole park. 

Tiger-like statue


In 1998 the garden was enriched with a space donated by the Japanese work of architect Yasuo Kitayama.

You can find colorful roses, lemon trees and different type of plants at the garden. If you go further you can find a statue of a man with the head of fish, another statute having fellow figure with hat, long coat and only with nose. You can also see a tiger-like statue in the middle of the fountain full of colorful fishes and covered with water lilies. On the very top of the garden you will find a suitcase-statue with a small boat inside. Standing face-to-face with this statue you can admire the astonishing panorama of the whole city- Florence.

The beautiful garden


Thursday, April 17, 2014

Easter Sunday: Explosion of the cart in Florence


Author: Gayane Simonyan

Explosion of the cart

There is a big event in Florence for Easter called Scoppio del Carro, or the "Explosion of the cart". On Easter Sunday, a cart packed full of fireworks and other pyrotechnics is lit and provides a historic spectacle in the civic life of the city.

According to a tradition mentioned by medieval Florentine chronicler Giovanni Villani, this ceremony is related to the First Crusade, preached by bishop Ranieri de Pazzi.

For over 500 years the Easter celebration in Florence has included this ritual, during which on Sunday morning the antique cart moves from the Porta al Prato to the Piazza del Duomo. Hauled by a group of white oxen festooned with garlands of the first flowers and herbs of spring, the cart is accompanied by around 150 musicians, soldiers and people dressed like in 15th century.

The fire is lit using the historical flints from Jerusalem at Chiesa degli Santi Apostoli, and it is then carried in procession to the cathedral square by members of the Pazzi family, city officials and some clerics.
Beautiful cart near Duomo

The antique cart is loaded with fireworks while a wire, stretching to the high altar inside the cathedral, is fitted with a mechanical dove: "colombina". Shortly thereafter, at the singing of the Gloria in excelsis Deo during Easter Mass, the cardinal of Florence lights a fuse in the colombina with the Easter fire. It then speeds through the church to inflame the cart outside.

The bells of Giotto's campanile ring during all this period. The fireworks last approximately 20 minutes and a successful display from the "Explosion of the Cart" is assumed to guarantee a good harvest, a good business and a stable civic life.

A glimpse of hope for a good harvest



















Visible listening: Pontormo and Rosso Fiorentino Art Exhibition in Florence

Palazzo Strozzi offers everyone a chance to shape their own encounter with art
Author: Gayane Simonyan

Palazzo Strozzi is hosting a major exhibition entitled “Pontormo and Rosso Fiorentino. Diverging Paths of Mannerism from 8 March to 20 July 2014. The exhibition is devoted to the work of Pontormo and of Rosso Fiorentino, the two painters: original and unconventional adepts of the new way of interpreting art in that season of the Italian Cinquecento which Giorgio Vasari called the 'modern manner'.

Born in the same year- 1494- just kilometers apart (one just outside Empoli and the other in Florence) and trained in the workshops of the same renowned Florentine masters, Pontormo and Rosso came to be referred to by 20th century scholarship as the twins of the “modern manner” or of “Mannerism”.

Pontormo: Portrait of Cosimo the Elder 1518-9; oil on panel;
87 x 67 cm. Florence, Galleria degli Uffizi.  Cosimo de' Medici sits on a throne bearing his name.
A young bay tree, with one branch cut and another bearing leaves, has a scroll wrapped around it with the motto "uno avulso non deficit alter" meaning "when one is plucked away another shall not be wanting", alluding to the renewal of the Medici Family. The picture may have been commissioned, before his death in 1519, by Cosimo's descendant Lorenzo, Duke of Urbino, whose arms were a branch blossoming anew.


Both trained under Andrea del Sarto while maintaining a strongly independent approach and enormous freedom of expression. Pontormo, always a favourite with the Medici, was a painter open to stylistic variety and to a renewal of the traditional approach to composition. Rosso Fiorentino, on the other hand, was more tightly bound to tradition, yet at the same time he was fully capable of flights of originality and innovation, influenced also by Cabalistic literature and esoteric works.

This exhibition opted for a broad and multifaceted overview of the two great painters' masterpieces, according priority to the formal splendour and lofty poetry of Pontormo and of Rosso Fiorentino so that the exhibition appeals in its clarity not only to the specialists in this field but also to a wider audience thanks to themed sections set out in chronological order.
Rosso Fiorentino: Madonna and Child with four Saints 1518; oil on panel;
172 x 141.5 cm. Florence, Galleria degli Uffizzi.
Leonardo Buonafede, master of the hospital of Santa Maria Nuova, commissioned this altarpiece from Rosso to comply with the last wishes of Catalan widow who left the hospital a legacy.
Intended for a chapel in Ognissanti, Buonafede rejected it because, as Vasari tells us, he thought "all those saints were devils". Rosso left the panel unfinished and it was completed , possibly by Ridolfo del Ghirlandaio, in a rather slapdash manner: notice Mary's hands on the Christ Child's four eyes.


This is a more or less unique event that brought together for the very first time a selection of masterpieces by the two artists in Italian and foreign collections, many of them specially restored for the occasion.

The exhibition consists of 10 rooms from 4 to 15 pictures in each. There’s also a reading room for those who want to gain a bit more information about the exhibition and the painters.

Starting from the first room you can find the best pieces of the two painters. Specialising in Italian painting from 14th to sixteenth century, the Moretti gallery is honoured to have made possible the restoration of the Visitation by Pontormo.
Pontormo: The Penitent St. Jerome c. 1529- 30; oil on panel; 105 x 80 cm. Hanover,
Niedersächsisches Forstplanungsamt Hannover.
This unfinished painting, like the Madonna and Child, is generally dated to 1529–30 on account of the affinity of both with the Ten Thousand Martyrs that Vasari tells us was painted during the siege. 
Restoration and scientific exams have added to our knowledge of Pontormo’s creative process: using chequering, he would produce a cartoon based on his final drawing, then trace the silhouettes on the panel’s thin layer of priming using a pointed metal chisel. 

The first aim of the exhibition is to attempt to clarify the ideology inclination of the two and their ensuring expressive choices, perhaps taking advantage of the circumstances to prompt renewed caution towards the use of pithy labels that never aid either reflection or dissemination.

Wednesday, April 16, 2014

A place where you can Read, Eat and Dream in Florence: Feltrinelli bookstore

This is not a usual place

Author: Gayane Simonyan


Feltrinelli RED (Reading, Eating and Dreaming), opened a new book-cafe in Florence with a quite different format on April 15, 2014. During the inauguration Inge Feltrinelli, the president of Giangiacomo Feltrinelli Editore and Carlo Feltrinelli, the president and CEO of Feltrinelli group were welcoming the visitors with degustation of food and drinks.

RED includes narratives, multimedia aids, dictionaries (around 50 different languages), and also comics and games for the little customers-kids. There is a vast range of pocket books, tourist guides and video cassettes.

“There are more than 100 bookstores in Italy but we are opening several new bookstores in a new way, in a new format that is named RED - acronym of read, eat and dream”, said the press officer of the Feltrinelli bookstores, Paolo Soraci.

According to Mr. Soraci besides reading, you can have different dishes prepared by specialized, certificated cooks, chefs who are there to serve special dishes different from the ones you can find in simple cafes.

“You can come to RED for different purposes- to meet your friends, just study or work, go around look for books, listen to the presentations that we are going to have with artists and book authors,” he said.

A place for drinking


Mr. Soraci told that every year they organize in all stores of Feltrinelli more than 5.000 presentations with authors of the books to present their books or to talk about it and answer questions; also musicians to present their latest record and if possible play some pieces of their work.

The ground floor of the bookstore is mainly for eating and reading, on the first floor there are books in different languages and on the second floor you can find CDs and DVDs, another part of non-fiction books and some necessary goods for travelling: bags, guides, maps, travel literature and other objects for travellers. 

A place for reading  

“The idea stems from Rome.The first one we opened in Rome two years ago and then the next year the second one in Milan and this is the third and the biggest one in Florence. We decided to open such a unique store- cafe because in the tradition of Feltrinelli, bookstores are places where people meet and not only buy books. Then the advent of Internet,” said Mr. Soraci.

He added that it’s an era of digitalization and it’s quite difficult to sell books and CDs now than it was 15 years ago. But RED is unique by offering is altogether- reading, listening to music and some real life activity other than internet.

“We have wi-fi connection and devices that you can rate for the stoke of food, events, etc… Besides, we have website in which we sell books as well,” said Mr. Soraci.

The press officer mentioned that the cafe is open from 9am to 11 pm every day of the week. The prices of books are the same as in the other bookstores, because there’s a fixed price for books in Italy, and the maximum discount is 15% for a book.

“As for food, we have affordable prices with high quality food and drinks. We have books in Italian, English, French, German and a few Spanish books,” he summed up.

A place for meeting people

La Santa Inquisición


de Virginia Andrea Cerdá



La palabra “Inquisición” hace referencia a las instituciones dedicadas suprimir la herejía en la Iglesia Católica. La herejía muchas veces se castigaba con la pena de muerte. Esta institución fue fundada en 1184, en la zona de Languedoc, (Francia).

En los comienzos de la Iglesia la pena por herejía era la excomunión. Cuando los romanos convirtieron el cristianismo en religión oficial, los herejes comenzaron a verse como enemigos del estado.

La Inquisición medieval fue establecida en 1184 por medio de la bula del Papa Lucio III, como instrumento para terminar con la herejía. Fue el embrión del que nacería el Tribunal de la Santa Inquisición y del Santo Oficio. Con esta bula se exigía a los obispos controlar activamente para erradicar la herejía, concediendo potestad para juzgar y condenar a los herejes.

En su primer etapa, (aproximadamente en 1230), se llamo oficialmente “Inquisición Episcopal”. No dependía de una autoridad central, sino que era administrada por los obispos. En 1231, ante el fracaso de la Inquisición Episcopal, Gregorio IX desarrolló por intermedio de la bula “Excommunicamus” la Inquisición Pontificia. En 1252 el Papa Inocencio IV autorizó el uso de la tortura para obtener la confesión del reo. La Inquisición Episcopal se dio sobre todo en el sur de Francia y en el norte de Italia, aunque con el descubrimiento de América, también funciono en algunos países, como México.

La Inquisición Española: Creada por la Corona de Castilla en 1478 para combatir las prácticas d el judaísmo de los hebreos conversos de Sevilla, luego se extendió a los reinos de Aragón, junto con Sicilia, Cerdeña y en los territorios de América.

La Inquisición Romana: también llamada Congregación del Santo Oficio creada en 1542 ante la amenaza del Protestantismo, por el Papa Pablo III, su tarea principal fue deshacer y atacar las organizaciones, corrientes de pensamiento y posiciones que socavaran la integridad de la fe católica y examinar y prohibir libros considerados ofensivos para la ortodoxia.

La Inquisición Portuguesa: en Portugal, donde se habían refugiado muchos hebreos españoles después de la expulsión de 1492, fue establecida por el rey Juan III y abolida por las Cortes Generales en 1821.

La Inquisición Mexicana: la historia en México comenzo desde el primer momento en que los españoles pisaron América. Hay indicios de actividad inquisitorial contra los herejes desde 1522, llevada a cabo por frailes que ya se encontraban en México, teniendo, quizás, poderes del Papa.

La brujería en España: durante los tres siglos de duración la mayoría de los casos se someten al proceso de la Inquisición de maner regular y documentada. España sería el último país en abandonar la cruel figura inquisitorial, hacía mucho Timeo que no se ajusticiaba a muerte a hipotéticas brujas. La última fue en 1611.

A diferencia de otros países europeos, en el caso español, los juicios por brujería eran un proceso leal, documentado y organizado por el Estado, aunque todos los países usaron la tortura como medio habitual, la pena mas frecuente era la abjura di levi, con exilio de seis años de la ciudad donde habitara, pero también la absolución era frecuente. Los inquisidores eran mas juristas que humanistas y teólogos. En el siglo XVII los españoles, por otra parte, no tenían fama ni de magos ni de hechiceros.

Juicios a animales: entre 1266 y 1586, se realizaron solo en Francia, aproximadamente sesenta juicios contra animales, que incluían, igual que los llevados a cabo contra las brujas, exposición, traslado y tortura para el castigo ejemplar, humillación pública y, finalmente, destrucción del cadáver por medio del fuego.


Friday, April 11, 2014

La Santa Inquisizione


di Virginia Andrea Cerdá


La parola “inquisizione” indica delle istituzioni dedicate alla soppressione dell’eresia all'interno della Chiesa Cattolica; l’eresia veniva spesso punita con la pena di morte. L’inquisizione fu fondata nel Medioevo, nel 1184, in Linguadoca (Francia).

All’inizio della storia della Chiesa, la pena per l’eresia era la scomunica. Quando il cristianesimo diventò la religione ufficiale dell'Impero Romano, gli eretici iniziarono ad essere considerati nemici dello Stato.

L’Inquisizione medievale fu istituita nel 1184 con la bolla di Papa Lucio III, come metodo per eliminare l'eresia. Qualche tempo dopo, da essa nascerà il tribunale della Santa Inquisizione e del Sant'Uffizio. Con questa bolla si esortavano i vescovi ad impegnarsi attivamente per estirpare l’eresia, concedendo loro il potere di giudicare e condannare gli eretici.

Durante i primi anni (fino 1230), il suo nome ufficiale era “Inquisizione Episcopale” e non dipendeva da un’autoritá centrale, ma veniva amministrata dai vescovi. Nel 1231, a seguito del fallimento dell'Inquisizione Episcopale, Gregorio IX istitituì l' “Inquisizione Ponteficia” con la bolla “Excommunicamus”. Nel 1252 il Papa Innocenzo IV autorizzò l’utilizzazione della tortura al fine di ottenere la confessione del reo. L'Inquisizione Episcopale era diffusa soprattutto nella Francia meridionale e nell'Italia settentrionale, ma dopo la scoperta dell'America la sua diffusione si estese anche oltreoceano, come ad esempio in Messico.

L’Inquisizione Spagnola: Creata dalla Corona di Castiglia nel 1478 per contrastare le pratiche giudaiche degli ebrei convertiti di Siviglia. In seguito si estese ai regni della Corona di Aragona, insieme alla Sicilia, Sardegna e ai territori dell’America.

L’Inquisizione Romana: Conosciuta anche con il nome di Congregazione del Sant'Uffizio, fu creata nel 1542 da Papa Paolo III in seguito alla minaccia del Protestantesimo. Il suo principale compito era contrastare ed eliminare qualsiasi organizzazione, corrente di pensiero o posizione religiosa che minacciasse l'integrità della fede cattolica; inoltre, esaminava e vietava i libri considerati offensivi per l'ortodossia.

L’Inquisizione Portoghese: Fu creata dal re Giovanni III in Portogallo, dove si erano rifugiati molti ebrei spagnoli dopo l’espulsione del 1492; fu abolita dalle Corti Generali nel 1821.

L’Inquisizione Messicana: La storia del Messico ebbe inizio nel momento in cui i primi spagnoli misero piede in America. C'è notizia di attivitá inquisitoriale contro gli eretici già nel 1522, esercitata da frati che si trovavano già in Messico ed avevano ottenenuto tale potere dal Papa.

La Stregoneria in Spagna: Durante i tre secoli di vita dell'Inquisizione, la maggioranza dei casi messi sotto processo erano regolati e documentati. La Spagna è stato l’ultimo paese ad abbandonare quest'usanza barbara: nell'ultimo periodo si cessò di condannare a morte le cosiddette "streghe". L’ultima condanna ebbe luogo nel 1611.
A differenza di altri paesi europei, in Spagna i processi per stregoneria erano documentati ed organizzati dallo Stato, sebbene in tutti i paesi venisse utilizzata abitualmente la tortura. La pena piú frequente era l'abiura DE LEVI, con esilio di sei anni della cittá dove si abitava; ma anche l’assoluzione era frequente. Gli inquisitori erano piú giuristi che umanisti e teologi. Nel XVII secolo gli spagnoli non avevano certo la fama di maghi o stregoni.

Giudizi sugli animali: Fra il 1266 e il 1586 vennero fatti, solo in Francia, circa sessanta processi contro gli animali che, esattamente come quelli contro le streghe, includevano esposizione, tortura come punizione esemplare, umiliazione pubblica e, alla fine, eliminazione del cadavere con il fuoco.