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lunedì 13 ottobre 2014

Gli Stati Generali della Lingua Italiana, a Firenze il prossimo 21 e 22 ottobre 2014

Il prossimo 21 e 22 ottobre si terranno a Firenze, presso Palazzo Vecchio ed il Teatro della Pergola, gli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo. Un’ottima occasione per discutere in modo costruttivo sulla diffusione della bella lingua nel mondo e sulle nuove sfide da affrontare, in contemporanea con l’avvio della XIV Settimana della Lingua Italiana nel Mondo.

L’iniziativa, voluta dal Ministero degli Affari Esteri e dalla Cooperazione Internazionale, coinvolgerà diversi soggetti: scuole e università, docenti e allievi, studiosi, ricercatori, enti gestori dei corsi per le comunità italiane all’estero, Ambasciate, Consolati, Lettorati e Istituti Italiani di Cultura. Una grande vivacità che dimostra quanto sia forte l’interesse per la nostra lingua, sia nel nostro Paese ma anche presso le comunità di italiani e italofoni in tutto il mondo.

I temi che saranno discussi nelle sessioni plenarie di Firenze comprendono: 

le nuove sfide e i nuovi strumenti della comunicazione linguistica; 
le strategie di promozione linguistica per le diverse aree geografiche e per i Paesi prioritari; 
il ruolo delle Università con particolare attenzione alle cattedre di italianistica; 
il ruolo degli italofoni e delle comunità italiane all'estero; 
la gestione e gli strumenti della promozione della lingua italiana.

Clicca qui per leggere il programma degli Stati Generali; per partecipare, iscriviti qui.





giovedì 18 settembre 2014

Jutta Prediger, dalla Baviera all’ISTITUTO EUROPEO per un corso di lingua italiana

Jutta Prediger
di Ilaria Gelichi


Jutta raccontaci qualcosa di te: da dove vieni, cosa fai nella vita…

Mi chiamo Jutta Prediger, vengo da Monaco di Baviera e sono giornalista ed editrice in un programma radiofonico.

Da quanto tempo studi l’italiano? E com’è iniziata questa passione?

Ho cominciato a studiare l’italiano circa 6 anni fa, ma poi 4 anni fa ho smesso e non ho fatto più niente per molto tempo. Ho ricominciato lo studio questa primavera, all’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera.
L’italiano è una passione: i bavaresi vanno ogni anno in vacanza in Italia ma non parlano la lingua. Io voglio imparare l’italiano per comunicare con la gente.
E poi forse c’è la possibilità che io debba sostituire un mio collega durante le vacanze, che è corrispondente a Roma per la radio. Per questo devo studiare molto!

Che corso stai frequentando qui all’ISTITUTO EUROPEO? Ti piace?

Sto frequentando il secondo livello del corso di italiano e mi piace molto. Ho imparato molte cose nuove ma ho anche ripassato alcune cose della grammatica che avevo già imparato. Negli anni passati ho studiato troppo velocemente e quindi era molto importante per me fare un ripasso per consolidare le conoscenze acquisite.

Perché hai scelto proprio Firenze per i tuoi studi di italiano?

Ho scelto Firenze perché è una città piena di attività, cultura ed eventi. Si possono fare tante cose nel tempo libero, ad esempio andare al cinema: mi piace molto guardare film.
Inoltre ho una collega che vive qui a Firenze da 30 anni ed è sposata con un fiorentino, quindi ho la giusta compagnia per scoprire i segreti della città.

Cosa ti piace di più dell’Italia ed in particolare di Firenze?

Firenze mi piace perché è una città grande e vivace. Questa volta ho visitato solo Siena, ma in passato sono stata molte volte in Italia. La cosa più bella di Firenze? La vista sulla città dal Piazzale Michelangelo, di notte.

Quali sono i tuoi progetti, intendi proseguire lo studio dell’italiano? Consiglieresti l’ISTITUTO EUROPEO?

Certamente, che domande! Continuerò a studiare l’italiano e sì, consiglierei di venire all’Istituto Europeo.




martedì 18 febbraio 2014

Etimologie e modi di dire italiani: la mozzarella



La mozzarella

di Ilaria Gelichi


Oggi parliamo di cibo italiano e più precisamente del formaggio più famoso del mondo: la mozzarella. Il nome di questa prelibatezza tutta italiana nasce dal processo di preparazione: si ottiene infatti mozzando con le mani una striscia di pasta. Da qui, con l’aggiunta di un suffisso diminutivo, è nato il nome della mozzarella (nel XVI secolo circa).

Esistono vari tipi di mozzarella: la classica tonda, quella a forma di treccia, quella di bufala e quella di latte vaccino (la cosiddetta fior di latte). La mozzarella di bufala viene prodotta principalmente in Campania, ma anche in alcune province del Lazio meridionale e nella provincia di Foggia; altrove invece è più comune la mozzarella fior di latte. In Sardegna, in Abruzzo ed in parte del Lazio si produce la mozzarella pecorina, chiamata anche mozzapecora, che si ottiene con l’aggiunta del caglio di agnello.

La storia della mozzarella è fatta più che altro di leggende ed ipotesi. Dato che la variante originale di questo formaggio prevede l’utilizzo del latte di bufala, si pensa che l’origine della mozzarella sia legata all’introduzione di questi animali nell’Italia meridionale: secondo alcuni grazie ai Greci già nel VI secolo a.C., secondo altri grazie ai Normanni verso l’anno Mille. Molti documenti medievali citano già la mozzarella con il nome di “mozza”, ma quello in cui troviamo per la prima volta il nome attuale è un testo di cucina scritto da un cuoco della corte Papale: si elencano tutti i formaggi da lui serviti e tra questi c’è anche la mozzarella. Nei secoli successivi la mozzarella inizia a diffondersi anche nel resto d’Italia e nel Novecento la sua fama diventa mondiale.
Mozzarella in carrozza

La mozzarella è l’ingrediente fondamentale di tantissimi piatti italiani, primo fra tutti la pizza, anche se principalmente viene consumata al naturale, come nella famosissima caprese: con pomodori freschi, olio, origano e basilico. Altri piatti tipici italiani a base di mozzarella sono la parmigiana di melanzane (preparata alternando in una pirofila strati di melanzane fritte o grigliate con salsa di pomodoro, mozzarella e parmigiano grattugiato) e la mozzarella in carrozza, che si prepara facendo dei sandwich farciti con la mozzarella, che poi bisogna passare nella farina e nell’uovo ed infine friggere.



Fonte etimologia: L’Etimologico di A. Nocentini, le Monnier Università


lunedì 27 gennaio 2014

Etimologie e modi di dire italiani: il caffè



di Ilaria Gelichi


Il caffè. Il rito italiano per eccellenza, sinonimo di Italia insieme alla pizza e alla pasta. Eppure, il nome dell’amatissima bevanda non solo non ha origini italiane, ma neanche indoeuropee. La pianta del caffè infatti è originaria dell’Africa e la forma italiana del vocabolo è un prestito dal turco kahve, il quale a sua volta è un prestito dall’arabo qahwa, che in origine aveva il significato di “vino, bevanda”. Dal continente africano la voce si è diffusa in tutto il mondo, con diversi adattamenti a seconda delle lingue.

Il caffè arrivò in Italia per la prima volta nel XVI secolo e la prima città italiana a farne uso fu Venezia, a causa dei suoi rapporti col Vicino Oriente. Le prime botteghe in cui si vendeva caffè risalgono però al secolo successivo, il XVII, periodo in cui il caffè iniziò a diffondersi anche nel resto d’Europa. E’ proprio in questo secolo che nacquero i famosissimi café e coffeehouse di Parigi e Londra, luogo di incontro di letterati e filosofi.

Oggi esistono tantissime varietà di caffè e gli italiani sono spesso bersaglio di barzellette per via delle loro “manie” sul modo di berlo. Il più noto e più “italiano” è l’espresso, un caffè molto ristretto servito nella tazzina di porcellana; c’è però chi lo preferisce in un bicchierino di vetro e chiede quindi un caffè in vetro. Il caffè Americano è un espresso servito in una tazza più grande, al quale viene aggiunta dell’acqua a temperatura ambiente servita a parte. Non va confuso con il caffè all’americana, che non ha l’espresso alla base della sua preparazione e viene chiamato caffè lungo: si ottiene con la stessa macchina dell’espresso, ma facendo defluire più acqua (è il caffè che troviamo negli Stati Uniti e nel Nord Europa).  Il caffè macchiato è un caffè al quale viene aggiunta una piccola quantità di latte freddo o caldo (macchia); il caffè corretto è un caffè al quale viene aggiunta una piccola quantità di alcolico o superalcolico. Il caffelatte, tipica bevanda che gli italiani consumano a colazione, è composto da caffè espresso e latte, servito in una tazza o in un bicchiere. Il latte macchiato invece è un’alternativa al caffelatte, composto da più latte e crema di latte e meno caffè espresso. Per finire, il cappuccino: questa nota bevanda, di origine tutta italiana, è composta da caffè espresso, latte e latte montato a schiuma. Di solito viene zuccherato e accompagnato da croissant o paste dolci, ma attenzione: gli italiani non lo bevono mai dopo i pasti come il caffè, ma solamente a colazione!

 

Fonte etimologia: L’Etimologico di A. Nocentini, le Monnier Università





lunedì 20 gennaio 2014

Etimologie e modi di dire italiani: infinocchiare



La finocchiona

di Ilaria Gelichi


Buon lunedì a tutti! Oggi parleremo di un’etimologia interessante sia per gli italiani che per gli stranieri, che potranno così aggiungere alle proprie conoscenze di italiano colloquiale una nuova parola: infinocchiare. Questo simpatico termine è sinonimo di “imbrogliare”, “ingannare” e la sua storia è piuttosto antica.

Fin dal Medioevo, nelle osterie, quando si aveva a disposizione del vino poco buono o un po’ inacidito e si voleva rifilarlo comunque ai clienti, si usava servire dei pasti a base di finocchio. Questa verdura infatti ha la caratteristica di alterare i sapori ed in particolare di mascherare il sentore di aceto nel vino.

Nelle campagne fiorentine, ed in particolare nel Chianti, c’è un proverbio che dice: "Come gli abili parrucchieri sono capaci di far sembrare piacente anche la donna più brutta, così l'aroma della finocchiona è capace di camuffare anche il sapore del vino più imbevibile". La finocchiona è un insaccato tipico toscano a base di carne di maiale aromatizzato con semi di finocchio, che i contadini offrivano ai nobili che andavano a comprare i loro vini. L’aroma di finocchio mascherava il sapore del vino poco buono, permettendo così ai furbi contadini di infinocchiare gli ignari clienti, sicuri di aver fatto un affare.

La prossima volta che andrete a comprare il vino, state attenti a non farvi infinocchiare!!


martedì 14 gennaio 2014

Etimologie e modi di dire italiani: marinare la scuola



 di Ilaria Gelichi


Le vacanze di Natale sono finite e come ogni lunedì riparte anche la nostra rubrica sulle etimologie e i modi di dire italiani.
La scuola è ricominciata da pochi giorni, eppure sicuramente qualche studente avrà già voglia di fare forca! A questo punto i non Toscani (anzi, non Fiorentini…) si staranno chiedendo cosa voglia dire “fare forca”: ebbene, per indicare l’azione di saltare la scuola in italiano standard si usa l’espressione marinare la scuola, ma ogni regione italiana possiede il suo vocabolo per indicare questa diffusa pratica studentesca. Abbiamo pensato che possa essere interessante e divertente per stranieri e non conoscerne qualcuno: pensate che i modi di dire in qualche caso cambiano addirittura da una provincia all’altra nella stessa regione!

Partiamo dal nord: in Valle d’Aosta, sentirete dire che quel ragazzo ha schissato la scuola, ma nel vicino Piemonte esistono già diverse varianti a seconda della provincia, anche se la più diffusa è tagliare. In Lombardia sentirete dire scavallare se vi trovate in Brianza, altrimenti impiccare in provincia di Bergamo, bigiare a Milano, mentre a Sondrio salano la scuola. In Veneto si dice far manca, ma anche brusare (bruciare) e far berna. Nelle Dolomiti bellunesi, esiste la variante fare plao. In Trentino troviamo i vocaboli delle regioni vicine, con qualche variante: fare blao, ma anche bruciare a Bolzano, bigiare a Trento. In Friuli la versione udinese è molto vicina all’italiano standard: andare in marina. Gli studenti di Trieste e Gorizia invece dicono fare lipe o lippa. In Liguria si dice saltare, conigliare, o forcare (come nella vicina Toscana). Se andate in Emilia Romagna, sentirete così tante varianti che vi si confonderanno le idee: per citarne qualcuna, salare a Piacenza, fare buco o fare fuoco a Bologna, fare fuga a Reggio Emilia e fare puffi a Rimini. Anche la Toscana non è da meno: a Firenze si usa dire fare forca, ma ad Arezzo fare chiodo, mentre a Livorno si fa brucia e a Pisa si fa bu’a, solo per dire alcune. In Umbria non c’è modo di sbagliarsi: si fa salina, mentre nelle Marche si fa sega, come nel Lazio. In Abruzzo sentirete un simpatico fare cuppo o cuppare, mentre nel vicino Molise si dice o fare spago o fare filone, come in Campania. In Puglia esistono molte varianti a seconda della provincia in cui ci si trova: nel Salento si usa nargiare, mentre nelle province settentrionali ritroviamo fare filone e fare fruscio. Anche in Calabria abbiamo l’imbarazzo della scelta: fare sciampalè, addrazzare, zumpare sono solo alcune delle varianti. In Basilicata si usano varianti delle regioni vicine, come fare filone e azzuppà; in Sicilia si dice buttarsela e in Sardegna fare vela.

Alla prossima settimana con altre curiosità sulla lingua italiana!







lunedì 9 dicembre 2013

Etimologie e modi di dire italiani: il Presepe

via www.fotocommunity.it
di Ilaria Gelichi


Inauguriamo oggi una nuova rubrica dedicata a tutti gli appassionati della bella lingua italiana: Etimologie e modi di dire italiani. Vi siete mai chiesti qual è l’origine di una parola o siete curiosi di sapere che storia c’è dietro a un modo di dire? Allora seguiteci, questa rubrica fa per voi!

Dato che il Natale è alle porte, iniziamo con un’etimologia a tema natalizio: il Presepe. Il Presepe (o Presepio) è la rappresentazione della nascita di Gesù e dell’adorazione dei Magi e le sue origini risalgono all’epoca medievale. Si tratta di una tradizione prevalentemente italiana iniziata nel 1223 da San Francesco d’Assisi, che realizzò la prima rappresentazione vivente della nascita di Gesù a Greccio, un piccolo paese del Lazio. Con il passare del tempo, la tradizione di fare il Presepe per Natale si è diffusa in tutta Italia e poi nel resto del mondo.

La parola presepe e la sua variante presepio derivano dal latino praesēpe o praesaepe e dal latino tardo praesēpĭu(m) o praesaepĭu(m), che significano “greppia, mangiatoia”, il luogo dove viene adagiato Gesù dopo la sua nascita. Si tratta di derivati di saepes -is “recinto” (da cui deriva anche “siepe”) con l’aggiunta del prefisso prae-, che ha il significato di “davanti, prima”.

Terminiamo l’articolo con un proverbio natalizio: Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi, cioè a Natale si sta con la propria famiglia (i tuoi = abbreviazione di “i tuoi parenti/i tuoi genitori”) ma a Pasqua si può stare con chi si vuole!



Fonte etimologia: L’Etimologico di A. Nocentini, le Monnier Università


Contattaci! info@istitutoeuropeo.it - www.istitutoeuropeo.it

mercoledì 13 novembre 2013

Perché studiare l’italiano? Intervista a Sylvia Plyler, studentessa dell’ISTITUTO EUROPEO


Sylvia

 di Ilaria Gelichi



1) Sylvia raccontaci qualcosa di te: com’è nata la tua passione per la lingua e la cultura italiana?

Vengo da una cittadina del South Carolina e sono una musicista, quindi sono sempre stata attratta dai suoni. Da ragazzina suonavo il pianoforte e sono arrivata alla lingua attraverso le musiche di Bellini, Donizetti, Verdi, ecc… Le 24 Italian hits, come le chiamiamo in America. Ascoltare l’italiano per me è come ascoltare della musica: il suono, la melodia della lingua sono molto belli.

2) Perché hai deciso di studiare l’italiano?

Ho deciso di iniziare lo studio dell’italiano a causa della musica, che è la mia professione. Sono qui anche per migliorare la mia pronuncia, così posso parlare meglio l’italiano con gli italiani. Per me non è così difficile pronunciare i suoni italiani, forse perché a scuola ci hanno insegnato ad usare l’IPA (International Phonetic Alphabet), ma anche perché ho un buon orecchio per la musica – una qualità importante anche per imparare una lingua. Penso che sia fondamentale conoscere l’IPA per lo studio delle lingue; oggigiorno invece i giovani non sanno neppure cosa sia.

3) Perché hai scelto Firenze?

Perché Firenze è il luogo dov’è nata la musica! Pensiamo ad esempio alla Camerata Fiorentina: era un gruppo di poeti, musicisti ed intellettuali che, durante il Rinascimento, si incontravano al palazzo del Conte Giovanni de’ Bardi a Firenze per discutere di arte e musica. Firenze non è soltanto la città natale della musica, ma ovviamente anche della lingua italiana, grazie ai capolavori di Dante, Boccaccio e Petrarca.

4) Da quanto tempo studi l’italiano?

Sono venuta in Italia per la prima volta (in particolare, a Firenze) nel 1980 per studiare l’italiano. Ho passato un mese in questa bellissima città, cercando di concentrarmi sui suoni della lingua. Ho insegnato musica per 25 anni, quindi i suoni sono molto importanti per me!
Negli Stati Uniti ho studiato il latino, poi ho avuto una meravigliosa insegnante con cui ho imparato a tradurre i libretti. Riuscivo a capire piuttosto bene la musica, ma non altrettanto bene la lingua; ed ho imparato un sacco di parole arcaiche e difficili, che però erano di poca utilità per la lingua di tutti i giorni. Il mio obiettivo adesso è migliorare tutte queste abilità.

5) Cosa ti piace di più dell’Italia e di Firenze?

Beh, tutto ciò che ancora non ho fatto! Non dimenticherò mai la mia prima visita agli Uffizi, quando per la prima volta ho ammirato un’opera di Botticelli: è stata un’emozione incredibile. Mi piace Firenze perché è la culla, la città natale di un sacco di cose: la lingua, l’arte, il Rinascimento. Volevo stare a Firenze non solo per la lingua, ma anche per l’aria che si respira: c’è qualcosa di affascinante in essa.

6) Come hai conosciuto l’Istituto Europeo?

Per caso. Avevo uno studente, un pianista bravissimo che adesso lavora in Germania. Aveva studiato all’Istituto Europeo nel 2011 e mi disse “Perché non vai anche tu a studiare lì?”. Mi misi in contatto con un’istituzione a Chicago, ho ricevuto una borsa di studio e così sono arrivata all’Istituto Europeo. Penso che un musicista, ma soprattutto un cantante lirico, dovrebbe assolutamente fare un periodo di studio in Italia, perché ascoltare una lingua nel suo paese di origine è molto meglio.

7) Com’è stata la tua esperienza all’Istituto Europeo? La consiglieresti?

Favolosa, assolutamente meravigliosa. Ho studiato l’italiano anche in altre scuole e Istituti, ma penso che questo programma sia migliore. Qui le classi sono piccole, abbiamo un sacco di attenzioni da parte dell’insegnante e possiamo fare delle domande. L’atmosfera è così tranquilla qui! Date l’opportunità agli studenti di fare ciò che amano… Consiglierei assolutamente questa esperienza.